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Referendum autonomia: affluenza sotto il 40%. Piloni (PD): “Ora si affronti il tema del regionalismo differenziato in maniera seria”

Il referendum sull’autonomia lombarda ha avuto un’affluenza totale che si è assestata sotto il 40% degli aventi diritto. Dopo lunghe ore di attesa per conoscere i risultati definitivi (una vicenda al limite del paradosso), i dati ufficiali hanno confermato una partecipazione di circa tre milioni di persone al voto su tutto il territorio regionale. In Provincia di Cremona hanno votato 113.749 elettori, pari al 39,90% degli aventi diritto. In città di Cremona l’affluenza è stata del 33,07%, a Crema del 38,74% e a Casalmaggiore del 36,97%.

Matteo Piloni, segretario provinciale del Partito Democratico di Cremona ha così commentato i dati referendari: “La possibilità di una maggiore Autonomia per le Regioni è una questione seria, e come tale va affrontata. Maroni, con il suo inutile referendum, ha svilito questo tema solo per avviare la propria campagna elettorale, nel tentativo di nascondere quanto nulla fatto in questi anni sull’argomento. Il tutto a spese dei Lombardi: 55 milioni di euro.
Recenti sondaggi ci dicono che il 70% dei Lombardi è a favore di una maggiore autonomia. I risultati del Referendum ci dicono che la maggior parte dei Lombardi non ha voluto partecipare a questo consultazione inutile. Mi auguro che su questo referendum cali il sipario quanto prima e si affronti davvero il tema del regionalismo differenziato. Perchè il tema c’è ed è serio”.

“Il referendum inutile”. Presentazione del libro di Enrico Brambilla (Capogruppo PD in Consiglio regionale)

Con l’avvicinarsi dell’appuntamento con il referendum regionale sull’autonomia lombarda, il Partito Democratico organizza un incontro con il capogruppo PD in consiglio regionale Enrico Brambilla, che presenterà il suo libro “Il referendum inutile”.

L’appuntamento è per MERCOLEDI’ 11 OTTOBRE alle ore 18.00 presso la Sala Eventi di Spazio Comune in piazza Stradivari a CREMONA.

Referendum Lombardo: ecco perchè non andremo a votare!

Di seguito pubblichiamo il documento sottoscritto da alcuni sindaci della provincia di Cremona, insieme al segretario PD matteo Piloni, dal vice segretario Andrea Virgilio, dai parlamentari Fontana e Pizzetti e dal consigliere regionale Alloni, nel quale si spiegano i motivi per cui non andranno a votare al referendum della Lombardia del prossimo 22 ottobre.

 

REFERENDUM AUTONOMIA LOMBARDA. “INUTILE E COSTOSO. NOI NON ANDREMO A VOTARE!”

La Regione Lombardia, per volontà del suo governatore Roberto Maroni, ha promosso per il prossimo 22 ottobre un referendum per chiedere al Governo l’autonomia della Lombardia.

Il quesito referendario recita: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?

Con questa consultazione la Regione avvierà l’iter per chiedere al Governo alcune competenze.

Quali? Ad oggi non lo sappiamo ancora. Infatti Maroni non ha ancora precisato quali competenze vuole ottenere, nè viene specificato dal referendum.

Un’operazione, quindi, che ha il solo sapore della propaganda elettorale, oltre che nascondere la totale inadempienza della regione sul federalismo differenziato.

Argomento sul quale nulla è stato fatto dalla giunta Maroni, nè dal centro destra, in questi anni. E non sarà certo un referendum, che costerà ai lombardi quasi 50 milioni di euro, a nascondere questa evidente realtà.

Anche e soprattutto per questi motivi riteniamo il referendum lombardo del 22 ottobre inutile e costoso, che nulla aggiunge in più di quanto già previsto dalla Costituzione.

Una possibilità che, è bene ricordarlo, è stata voluta dal centrosinistra nel 2001 proprio per consentire alle Regioni di poter aprire un confronto con lo Stato per ottenere maggiori competenze su alcune materie. Possibilità che continuiamo a sostenere. Senza buttare via soldi!

Perché la domanda di decentramento amministrativo e di autonomia decisionale su alcuni temi è sicuramente sostenuta dalla prevalente maggioranza dei lombardi, senza bisogno di trovarne conferma in un voto di cui Maroni si è già intestato il merito e la paternità.

E attraverso il quale è già chiaro che, dopo il 22 ottobre, non accadrà niente di tutto ciò.

(scarica il documento: referendum. Noi non andremo a votare!)

(in ordine alfabetico)

Aiolfi Doriano, sindaco di Bagnolo Cremasco

Alloni Agostino, consigliere regionale

Azzali Rosolino, sindaco di Corte de Frati

Barbaglio Roberto, sindaco di Pianengo

Bazzani Mario, sindaco di Torre de Picenardi

Belli Franzini Franzini, sindaco di Gussola

Bona Rodolfo, capogruppo PD Cremona

Calderara Giovanni, sindaco di Agnadello

Calvi Fabio, sindaco di Rivolta d’Adda

Cavazzini Ivana, sindaco di Piadena

Cribiù Carla, sindaco di Malagnino

Felisari Renzo, sindaco di Olmeneta

Fontana Cinzia, parlamentare

Genzini Silvia, sindaco di Pieve San Giacomo

Ginelli Marco, sindaco di Ripalta Arpina

Giossi Gianluca, presidente del consiglio comunale di Crema

Locci Graziella, sindaco di Castelverde

Mairino Piera, sindaco di Grontardo

Marchi Michel, sindaco di Gerre de Caprioli

Mariani Roberto, sindaco di Stagno Lombardo

Morali Emilio, vice sindaco di Capralba

Pandini Alessandro, sindaco di Montodine

Pasquali Simona, presidente del consiglio comunale di Cremona

Perrino Raffaele, sindaco di Cremosano

Piloni Matteo, segretario provinciale PD

Pizzetti Luciano, parlamentare

Potabili Franco, sindaco di Cà d’Andrea

Ricci Nicola, sindaco di Drizzona

Rivaroli Velleda, sindaco di Scandolara Ravara

Scio Fabio, sindaco di Grumello Cremonese

Severgnini Alex, sindaco di Capergnanica

Soldati Giancarlo, sindaco di Capralba

Susta Virginia, sindaco di Pessina Cremonese

Vairani Diego, sindaco di Soresina

Viola Davide, presidente della Provincia e sindaco di Gadesco Pieve Delmona

Virgilio Andrea, vice segretario provinciale PD

 

Autonomia lombarda, Piloni (PD): “Referendum inutile e costoso”

Il segretario provinciale del Partito Democratico di Cremona Matteo Piloni è intervenuto con una nota stampa sul referendum per l’autonomia organizzato da Regione Lombardia per il prossimo 22 ottobre. Ecco il comunicato integrale:

“Il referendum lombardo del 22 ottobre è inutile e costoso. Non uso giri di parole per definire l’ennesima presa di Maroni e della sua giunta che, nel 2013, scope alla mano, si era presentato con la promessa di “riportare” a casa 54 miliardi di euro di “residuo fiscale”. Promessa ovviamente non mantenuta! Così non solo non sono stati recuperati quei 54 miliardi, ma vengono spesi 46 milioni per avviare la propria personale campagna elettorale, puntando sul residuo fiscale nazionale e ignorando completamente l’addizionale regionale all’Irpef, il prelievo di 2,3 miliardi l’anno da parte della regione che torna solo in minima parte alle città e ai territori senza nessuna chiarezza di scelta sulle spese. Anzi, una certezza c’è: una quota prevalente (1,9 miliardi su 2,3) finisce in spesa sanitaria.

Sia chiaro: non si tratta di mettere in discussione la qualità della sanità lombarda (sulla quale qualche ragionamento andrebbe comunque fatto!) ma di sapere che il finanziamento richiesto ai cittadini dalla Regione stessa è davvero importante, tra fiscalità generale, prelievo regionale aggiuntivo, ticket e tariffe. Tolta questa cifra, rimangono 400 milioni di euro prelevati ai territori che non “tornano” alle comunità con gli stessi meccanismi chiari di riparto. In concreto per la città di Cremona, che produce un gettito di addizionale Irpef regionale di circa 18 milioni di euro, si tratterebbe di disporre di circa 3 milioni di euro l’anno da reinvestire in lavori e servizi.

Prima di rivendicare soldi allo Stato, sarebbe bene che si aprisse una seria discussione in Regione su come riequilibrare sui territori le risorse prelevate direttamente dagli stessi cittadini lombardi. Il vero “federalismo” passa da qui, e non da inutili e costosi referendum che non aggiungono nulla in più di quanto già previsto dalla Costituzione. Una possibilità che, è bene ricordarlo, è stata voluta dal centrosinistra nel 2001 proprio per consentire alle Regioni di poter aprire un confronto con lo Stato per ottenere maggiori competenze su alcune materie. Possibilità che, come PD, continuiamo a sostenere. Senza buttare via soldi! Perché la domanda di decentramento amministrativo e di autonomia decisionale su alcuni temi è sicuramente sostenuta dalla prevalente maggioranza dei lombardi, senza bisogno di trovarne conferma in un voto di cui Maroni si è già intestato il merito e la paternità. E attraverso il quale è già chiaro che, il 22 ottobre, non accadrà niente di tutto ciò”.

Referendum autonomia lombarda, PD Cremona: “SI’ al regionalismo differenziato. NO alla secessione”

SI’ al REGIONALISMO DIFFERENZIATO
NO alla SECESSIONE

La Regione Lombardia, per volontà del suo governatore Roberto Maroni, ha promosso per il prossimo 22 ottobre un referendum per chiedere al Governo l’autonomia della Lombardia. Una possibilità, questa, prevista dalla Costituzione, nel Titolo V all’articolo 116.

Infatti il quesito referendario recita: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”

Con questa consultazione la Regione avvierà l’iter per chiedere al Governo alcune competenze. Quali? Ad oggi non lo sappiamo ancora. Infatti Maroni non ha ancora precisato quali competenze vuole ottenere, ma si è limitato a parlare di sicurezza e di soldi.
Due questioni che hanno il sapore della propaganda. La prima perché ha una valenza esclusivamente nazionale, e la seconda perché i 54 miliardi di cui Maroni parla e che vorrebbe trattenere in Lombardia sono il doppio del bilancio dell’intera Regione ed il doppio della legge di stabilità del 2016.

Se la richiesta di Maroni è impostata su questi 54 miliardi, il referendum sull’autonomia si traduce con una sola parola: secessione. Al contrario, come PD insieme ai nostri rappresentanti nelle Istituzioni, siamo per affrontare sul serio il tema del regionalismo differenziato (le competenze concorrenti), norma tra l’altro voluta e ottenuta proprio dal PD, mentre la Lega, quando era al Governo, nulla ha fatto su questo tema. Chi ha deciso di sostenere il SI al referendum è bene che chieda e ottenga chiarezza su questi punti. In caso contrario il referendum, oltre ad un’inutile spesa di 50 milioni di euro, sarà solo il tentativo di Maroni di avviare la propria personale campagna elettorale per le regionali. A spese dei cittadini lombardi.

Se il referendum sarà un’inutile farsa ideologica il PD non parteciperà.

Scarica il documento della segreteria provinciale PD di Cremona: documento PD referendum Lombardia

scarica il documento dell’assemblea regionale del PD Lombardo: doc ass.regionale

Referendum sull’autonomia lombarda, Piloni (PD): “Si accolga la disponibilità del Governo e si eviti di sprecare risorse pubbliche”

Maroni ha deciso la data per il Referendum sull’autonomia della Lombardia. A più di due anni dal via libera del Consiglio regionale, Roberto Maroni ha annunciato la data del referendum per l’autonomia della Lombardia, unendolo a quello per l’autonomia del Veneto: si voterà domenica 22 ottobre”, Un referendum per “intraprendere le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma della Costituzione”. Di fatto, un Referendum per chiedere ai lombardi se sono d’accordo ad aprire un confronto con il Governo per ottenere più potere e risorse. Un Referendum che costerà 46  milioni di euro. Nel frattempo il Governo ha già dato la sua disponibilità ad aprire un confronto con la Regione.

“La domanda sorge spontanea: non sarebbe bene evitare di buttare via risorse ancor prima di chiederne altre, raccogliendo quindi la disponibilità del Governo? – ha commentato Matteo Piloni, segretario provinciale PD di Cremona – Leggo inoltre che Malvezzi, tornato in Forza Italia, è felice per questo Referendum. E per i 46 milioni di euro spesi. Trasformo la domanda in proposta: raccogliere la disponibilità del Governo al confronto e risparmiare 46 milioni di euro. E se questi soldi devono proprio esser spesi, perché non investire sui treni del sud Lombardia, cosi da iniziare a migliorare davvero la vita di migliaia di pendolari? Altrimenti tutto avrebbe il solo e unico sapore della propaganda. E io pago!”

Referendum, Piloni:”Un voto politico. Una battuta d’arresto al processo di riforme.”

L’alta affluenza dimostra come il voto al Referendum sia stato un chiaro voto politico. Un’affluenza al di sopra delle aspettative. Un fatto importante dal punto di vista della partecipazione alla vita democratica del Paese che dimostra come ci sia ancora voglia di politica.

Per quanto riguarda i risultati, si tratta di una netta sconfitta del SI e di Renzi che, con coerenza, ha rassegnato le dimissioni. Per il Paese si tratta, dal mio punto di vista, di una grande occasione mancata.

Il PD, solo contro tutti, ha ottenuto un risultato simile a quelle delle europee del 2014. Il no, con il suo 60%, ha più vincitori che in queste ore stanno facendo a gara per intestarsi la vittoria: da Grillo alla Meloni, da Salvini a Di Maio, passando per pezzi della sinistra. A loro spetta la proposta di una nuova legge elettorale.

Dal punto di vista territoriale, come da alcuni anni a questa parte, si conferma la differenza tra le città e i piccoli centri, dove ha nettamente prevalso il No.

Un dato ulteriore che deve aprire un serio ragionamento sia nel partito (anche sul piano organizzativo) che nella sua proposta politica.

In provincia di Cremona si registra un risultato superiore rispetto a quello nazionale, con il SI al 43,34% (piazzandosi sesta in Lombardia).  Ma si tratta di un risultato che coinvolge tutto il Nord Italia. Il SI a Crema ha ottenuto il risultato migliore con il 47,58%, e subito dopo Cremona con il 47,30%. Mentre Casalmaggiore rispecchia il dato nazionale.

Ciò significa che, ancora una volta, nelle grandi città del nord la proposta del PD “tiene” nel confronto con gli altri partiti e il resto del Paese.

Ora si apre una fase delicata per il Paese. La proposta di riforma che è stata avanzata, e con lei l’intero percorso di riforme, subisce una netta battuta d’arresto. Un’occasione mancata per il Paese che, ora, deve affrontare un passaggio delicato.

Dicevano che l’indomani sarebbe sorto comunque il sole. Per ora c’è solo molta nebbia.

In ultimo mi preme ringraziare chi in questi mesi si è speso e impegnato per il SI organizzando e partecipando alle iniziative, ai banchetti, nei mercati, nelle piazze, negli incontri, nei porta a porta. Un ringraziamento particolare ai nostri eletti (Luciano Pizzetti, Cinzia Fontana e Agostino Alloni) e agli amministratori che si sono impegnati mettendoci la faccia, ai segretari dei circoli e ai tanti iscritti e militanti. Un ringraziamento speciale va a chi, nel partito, ha gestito la macchina organizzativa a partire da Claudio Rebessi, Valentina Ferrari, Franco Mignotti, Bruno Fulco, Goffredo Iacchetti, Gianni Bruschi, Caterina Ruggeri, Enzo Benelli e Mauro Giroletti a cui va il mio, e il nostro, ringraziamento più sentito.

 

Matteo Piloni – Segretario provinciale PD

Referendum: vademecum per il voto

Per il referendum costituzionale si vota nella sola giornata di domenica 4 dicembre, dalle ore 7.00 alle 23.00. E’ necessario recarsi ai seggi con la tessera elettorale e un documento d’identità valido. Votando con una X sulla casella del Sì si conferma la riforma e le modifiche alla Costituzione , votando No si respinge la riforma e non cambierà nulla rispetto allo stato attuale.

Ecco il fac-simile della scheda elettorale:

fac-simile

Riforma Costituzionale. Le nostre ragioni. Le ragioni del SI!

RIFORMA COSTITUZIONALE

Le nostre ragioni. Le ragioni del SI!      

La Riforma Costituzionale punta a rafforzare e semplificare il governo del Paese e interviene solo sulla parte seconda della Costituzione (quella che si occupa dell’ordinamento della Repubblica, cioè dell’organizzazione dei poteri pubblici). La parte prima (che segue i principi fondamentali e contiene il catalogo dei diritti e dei doveri delle persone) non è toccata.

In che direzione muove la Riforma?

Su sei percorsi democratici: Qualificazione della rappresentanza, con il Parlamento composto da una Camera eletta a suffragio universale, unica titolata a dare e togliere la fiducia al Governo, e un Senato che rappresenta le istituzioni territoriali. Efficacia della decisione, col superamento del bicameralismo e con l’introduzione del voto a data certa sugli atti del Governo considerati necessari alla realizzazione del proprio programma. Estensione delle garanzie, con l’introduzione dello Statuto delle opposizioni e l’innalzamento del quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica. Rafforzamento degli Istituti per la partecipazione e la democrazia diretta, rendendo cogenti le leggi di iniziativa popolare, abbassando il quorum del referendum abrogativo, introducendo i referendum propositivi e d’indirizzo. Contenimento dei costi della politica e meno sprechi, con la riduzione drastica del numero dei parlamentari (315 parlamentari eletti in meno), il controllo dei conti e dei costi delle Regioni, la semplificazione della filiera istituzionale. Riorganizzazione della Repubblica, riportando in capo allo Stato le questioni strategiche, rendendo più chiare le competenze regionali, rafforzando il ruolo delle Regioni con il bilancio in pareggio, superando le Province e concentrando l’azione amministrativa nei Comuni.

Riteniamo questa riforma utile per il Paese. 

Da più di trent’anni tutte le forze politiche concordano sull’esigenza di riformare il Parlamento. C’è un mezzo sicuro per delegittimare le Istituzioni: continuare a parlare di Riforme senza realizzarle. Il nostro Paese solo adesso sta tentando di uscire da una crisi profonda e ha bisogno di Istituzioni più efficienti e più all’altezza delle sfide che ci pongono l’economia globalizzata e le stesse difficoltà dell’Unione europea.  C’è bisogno di una governabilità più rapida ed efficace.  E’ necessario che rappresentanza e decisione trovino un miglior equilibrio.

Per questi ed altri motivi NOI sosteniamo la Riforma e voteremo SI.

(in ordine alfabetico)

Lia A Beccara, Anna Acerbi, Doriano Aiolfi, Ivano Airoldi, Emiliano Allegri, Vincenzo Alloggio, Agostino Alloni, Gianfranco Alquati, Pietro Anelli, Andrea Arcaini, Rosolino Azzali, Roberto Baccalini, Anna Bandera, Giovanni Bandera, Roberto Barbaglio, Fabiola Barcellari, Massimiliano Barlassina, Lucia Baroni, Andrea Bassani, Angelo Bassi,  Jacopo Bassi, Francesco Bazzani, Mario Bazzani, Stefano Begotti, Maria Luisa Belforti, Ferruccio Bellani, Umberto Bellavita, Cornelio Bellaviti, Stefano Belli Franzini, Gianmario Benelli, Fabio Bergamaschi, Elena Bernardini, Luigi Bernocchi, Andrea Bernuzzi, Angelo Bertoletti, Mara Bettera, Claudio Bettinelli, Nella Bettini, Franco Bianchi, Renzo Biazzi, Giuseppe Bignardi, Domenico Boffelli, Giordano Bodini, Nicola Bolzoni, Claudio Bombelli, Primo Bombelli, Rodolfo Bona, Stefania Bonaldi, Federico Bonali, Maria Bonali, Pietro Bonali, Massimo Bonanomi, Manuela Bonardi, Mauro Bonazzoli, Gianni Bonizzi, Santo Borghi, Mauro Borra, Marco Bosatra, Davide Bosi, Monica Bossi, Gianni Bottini, Ilde Bottoli, Omar Bragonzi, Roberto Bragonzi, Gianna Breil, Paolo Bresciani, Bones Brignoli, Roberto Brocchieri, Daniele Burgazzi, Luca Burgazzi, Monica Buscema, Roberto Busè, Mauro Busnelli, Massimo Cagna, Fabio Calvi, Battista Calzi, Sergio Cambiati, Santo Canale, Bruno Canevari, Andrea Cantoni, Vittoria Cantù, Elda Capelli, Federico Capoani, Vincenzo Cappelli, Alberto Cappellini, Milo Carera, Aldo Casorati, Cecilia Cassani, Ezio Castelli, Carmelo Catania, Corrado Cattaneo, Damiano Cattaneo, Paola Cattaneo, Efrem Cattivelli, Lorena Cavalleri, Battista Cavalli, Marco Cavalli, Vittorina Cavalli, Ivana Cavazzini, Claudio Cerati, Claudio Ceravolo, Paolo Ceravolo, Franco Cerri, Maura Cesana, Margherita Chiarelli, Angelo Cirtoli, Ernesto Cocchetti, Francesco Codazzi, Stefano Colombi, Giancarlo Colombo, Silvana Colturani, Adriano Coppi, Michele Coppi, Stefano Coppini, Andrea Cortesi, Marco Corti, Paolo Corti, Nicolas Cremaschini, Giovanni Crotti, Carla Cribiù, Luisa Curlo, Emilio D’Ambrosio, Mario Daina, Valentina Di Gennaro, Carlo Maria Dal Conte, Dario Domaneschi, Carlo Duca, Giovanni Delugo, Marco Ermentini, Franz Ervin, Ornella Facchetti, Giambattista Facchi, Carlo Faini, Carlotta Favaron, Giorgio Feraboli, Rossana Feraboli, Antonio Ferrari, Caterina Ferrari, Katiuscia Ferrari, Valentina Ferrari, Federico Ferrario, Giuseppe Ferrario, Simone Ferretti, Margherita Festari, Pietro Fevola, Giuseppe Figoni, Andrea Foglio, Denise Foglio, Luigi Foglio, Cinzia Fontana, Luigi Foresti, Cosetta Franceschini, Luciano Franciosa, Bruno Fulco, Giorgio Fumagalli, Cesare Fusar Poli, Costante Fusar Poli,  Giovanni Gagliardi, Enzo Galbiati, Gianluca Galimberti, Maria Cristina Galimberti, Esterina Gallerini, Roberto Galletti, Giuseppe Galli, Roberto Galli, Mauro Gallinari, Luigi Galvano, Paolo Gamba, Ambrogio Gandini, Angelo Garioni, Uliana Garoli, Giuseppe Gentile, Silvia Genzini, Giacomo Ghezzi, Maria Luisa Giavardi, Marco Ginelli, Gianluca Giossi, Angelo Michele Gargantini, Cesarina Gaspari, Chiara Ghessi, Ettore Ghisleri, Mauro Giroletti, Claudio Giorgetti, Matteo Gramignoli, Davide Grassi, Roberto Grassi, Donatella Grazioli, Carlo Grechi, Matteo Greco, Erminio Gritti, Matteo Gritti, Valentina Gritti, Angela Grossi, Franco Grosso, Roberto Guerci, Antonio Guercilena, Emilio Guerini, Sebastiano Guerini, Tiziano Guerini, Paola Guerini Rocco, Franca Gungui, Goffredo Iachetti, Lucia Lana, Alessandro Lanfranchi, Elisabetta Larini, Fiorella Lazzari, Luigi Lipara, Leone Lisè, Giorgio Livigni, Dolores Llaquet, Giuseppe Locatelli, Luigi Locatelli, Graziella Locci, Pieranna Losa, Giacomina Lovarelli, Gianmario Magni, Nevio Mainardi, Piera Mairino, Francesco Maldera, Mara Malinverno, Giuseppe Mametti, Gino Manfredi, Alessia Manfredini, Barbara Manfredini, Cristina Manfredini, Stefano Manestra, Enrico Manifesti, Mario Manini, Maurizio Manzi, Cristina Manzoni, Marco Manzoni, Francesca “Cechi” Marazzi, Elio Marcarini, Alberto Marcellino, Francesco Marcellino, Giorgio Marchesini, Michel Marchi, Roberto Mariani, Luigi Martani, Dino Martinazzoli, Gabriele Mascheroni, Giovanni Mastropasqua, Carlo Mauri, Francesca Mauri, Laura Mazza, Paolo Messaggi, Tamara Messina, Andrea Migliardi, Dante Miglioli, Franco Mignotti, Antonio Milanesi, Silvia Mineri, Cinzia Molinari, Ettorina Molinari, Pietro Mombelli, Lidia Mondonico, Marta Mondonico, Rosolino Mondonico, Francesca Montanaro, Lorena Montani, Silvana Montani, Angelo Morandi, Iside Moreschi, Adele Moretti, Carla Moretti, Giuseppe Moretti, Ivano Moretti, Pietro Moro, Franco Mosetti, Maria Silvia Mussi, Guido Ongaro, Giuseppe Ongini, Giorgio Ottoboni, Nicola Palella, Pietro Palella, Alessandro Pandini, Mauro Panzi, Matteo Papetti, Paolo Paroni, Veronica Pasquale, Simona Pasquali, Davide Pavesi, Gabriella Pelizzari, Claudio Pellegrini, Giovanni Persegone, Raffaele Perrino, Riccardo Pezzoli, Dario Pettenon, Ivan Piazza, Adriano Piloni, Manuela Piloni, Matteo Piloni, Luisa Pinoni, Francesco Pinzi, Luciano Pizzetti, Mauro Platè, Luigi Poli, Roberto Poli, Maria Luise Polig, Francesca Pontiggia, Franco Potabili, Claudio Pozzi, Guido Premoli, Costantino Rancati, Renzo Rebecchi, Claudio Rebessi, Angela Regazzoli, Giuliano Regis, Angelo Rescaglio, Clementina Rey, Ernesto Riboli, Giuseppe Riccardi, Nicola Ricci, Velleda Rivaroli, Luca Robustelli, Sergio Robustelli Test, Giovanni Romanelli, Vincenzo Romano, Clorinda Rossi, Gianantonio Rossi, Maddalena Rossini, Antonio Rota, Filippo Rota, Rosolino Roveda, Caterina Ruggeri, Fausto Ruggeri, Maura Ruggeri, Stefana Rusconi, Anna Maria Ruta, Giambattista Sacchelli, Mauro Sagrestano, Luca Sala, Mauro Samarati, Maurizio Sangiovanni, Ernestino Sassi, Agostino Savoldi, Gianluca Savoldi, Teo Scalmani, Ivan Scaratti, Gian Franco Severgnini, Fabio Scio, Luigi Scio,  Aldo Scotti, Alex Severgnini, Andrea Severgnini, Antonietta Sonzogni, Orestilla Sogni, Gian Carlo Soldati, Vittore Soldo, Gianni Squarzoni, Mauro Speziali, Enrico Stellato, Giancarlo Storti, Giuseppe Strada, Renato Strada, Giuseppe Strepparola, Marco Stringhi, Alfio Sudati, Romano Sudati, Pippo Superti, Virginia Susta,  Giuseppe Tadioli, Bruno Tagliati, Maria Grazia Taino, Pierluigi Tamagni, Calogero Tascarella, Stefano Tassoni, Rosanna Tavecchio, Daniel Termenini, Renato Incerti Tinterri, Giuseppe Tiranti, Andrea Tolomini, Giuseppe Tonarelli, Giuseppe Tonoli, Giuseppe Torchio, Luciano Toscani, Enrica Trezzi, Enrico Tupone, Flavio Urso, Paolo Urso, Giovanni Vacchelli, Eugenio Vailati, Diego Vairani, Giovanna Valcamonico, Luciano Valcarenghi, Alberto Valeri, Carla Valeri, Angelo Venturelli, Angelo Verdelli, Dante Verdelli, Franco Verdi, Andrea Vergani, Santina Veronesi, Carlo Vezzini, Libero Vezzuli, Rosetta Vicini, Davide Viola, Andrea Virgilio, Marzio Zaini, Viviana Zana, Maria Rosa Zanacchi.

Basta un SI. Luigi ZANDA venerdì 25 novembre a Casalmaggiore.

“Molte ragioni per votare SI”

VENERDI’ 25 NOVEMBRE, alle ore 21, presso l’auditorium S. Croce di via Porzio 1 – CASALMAGGIORE

Incontro pubblico con Luigi ZANDA; capogruppo PD al Senato, e Luciano PIZZETTI, sottosegretario alle Riforme.

Introduce Mario DAINA, segretario circolo PD Casalmaggiore.

zanda