Autonomia lombarda, Piloni (PD): “Referendum inutile e costoso”

Il segretario provinciale del Partito Democratico di Cremona Matteo Piloni è intervenuto con una nota stampa sul referendum per l’autonomia organizzato da Regione Lombardia per il prossimo 22 ottobre. Ecco il comunicato integrale:

“Il referendum lombardo del 22 ottobre è inutile e costoso. Non uso giri di parole per definire l’ennesima presa di Maroni e della sua giunta che, nel 2013, scope alla mano, si era presentato con la promessa di “riportare” a casa 54 miliardi di euro di “residuo fiscale”. Promessa ovviamente non mantenuta! Così non solo non sono stati recuperati quei 54 miliardi, ma vengono spesi 46 milioni per avviare la propria personale campagna elettorale, puntando sul residuo fiscale nazionale e ignorando completamente l’addizionale regionale all’Irpef, il prelievo di 2,3 miliardi l’anno da parte della regione che torna solo in minima parte alle città e ai territori senza nessuna chiarezza di scelta sulle spese. Anzi, una certezza c’è: una quota prevalente (1,9 miliardi su 2,3) finisce in spesa sanitaria.

Sia chiaro: non si tratta di mettere in discussione la qualità della sanità lombarda (sulla quale qualche ragionamento andrebbe comunque fatto!) ma di sapere che il finanziamento richiesto ai cittadini dalla Regione stessa è davvero importante, tra fiscalità generale, prelievo regionale aggiuntivo, ticket e tariffe. Tolta questa cifra, rimangono 400 milioni di euro prelevati ai territori che non “tornano” alle comunità con gli stessi meccanismi chiari di riparto. In concreto per la città di Cremona, che produce un gettito di addizionale Irpef regionale di circa 18 milioni di euro, si tratterebbe di disporre di circa 3 milioni di euro l’anno da reinvestire in lavori e servizi.

Prima di rivendicare soldi allo Stato, sarebbe bene che si aprisse una seria discussione in Regione su come riequilibrare sui territori le risorse prelevate direttamente dagli stessi cittadini lombardi. Il vero “federalismo” passa da qui, e non da inutili e costosi referendum che non aggiungono nulla in più di quanto già previsto dalla Costituzione. Una possibilità che, è bene ricordarlo, è stata voluta dal centrosinistra nel 2001 proprio per consentire alle Regioni di poter aprire un confronto con lo Stato per ottenere maggiori competenze su alcune materie. Possibilità che, come PD, continuiamo a sostenere. Senza buttare via soldi! Perché la domanda di decentramento amministrativo e di autonomia decisionale su alcuni temi è sicuramente sostenuta dalla prevalente maggioranza dei lombardi, senza bisogno di trovarne conferma in un voto di cui Maroni si è già intestato il merito e la paternità. E attraverso il quale è già chiaro che, il 22 ottobre, non accadrà niente di tutto ciò”.

Treni: la Regione approva l’aumento dei biglietti, ma scatteranno solo dopo le elezioni regionali

La Regione Lombardia ha deciso l’aumento di biglietti e abbonamenti ferroviari che scatteranno però l’anno prossimo dopo le elezioni regionali. L’aumento è contenuto in una delibera di giunta approvata la scorsa settimana che determina, dopo due anni di stop, la ridefinizione con un rialzo complessivo dello 0,93% per l’anno 2017, che viene però posticipato al 2018, quando verrà sommato alla quota prevista per l’anno in corso. Da notare che l’aumento 2017, che è calcolato ogni anno ad aprile e si basa sull’indice di inflazione, sarebbe stato dell’1,73%. È sceso a 0,93% perché tiene conto degli anni 2015 e 2016 in cui, a rigor di calcolo, la Regione avrebbe dovuto applicare delle riduzioni, che invece non ha applicato. L’anno prossimo, quindi, l’aumento sarà ragionevolmente almeno il doppio o anche il triplo di quello consueto.

Solo pochi giorni fa l’assessore Sorte si era vantato del mancato aumento e anche durante la presentazione del piano di investimento per l’acquisto di nuovi treni si era vantato di averlo promosso senza toccare le tariffe. Sulla vicenda interviene il segretario del Partito Democratico Alessandro Alfieri: “Maroni e Sorte con i pendolari fanno i furbetti. Annunciano in pompa magna investimenti miliardari sui treni fra 10 anni ma nascondono la delibera con cui aumentano le tariffe dei pendolari lombardi, guarda un po’, subito dopo le elezioni regionali. Ma chi pensano di prendere in giro?”

Dunas, Alloni (PD): “La giunta regionale dice che la tassa va pagata”

“L’assessore regionale al Territorio Beccalossi, a nome della Giunta di centrodestra, ha detto a chiare lettere che bisogna pagare la tassa al Dunas”, è tranciante Agostino Alloni, consigliere regionale del Partito Democratico, dopo che questo pomeriggio ha ascoltato l’assessore di Maroni rispondere alla sua interpellanza a proposito del Consorzio di bonifica.

“Alla mia richiesta specifica se la Regione non ritenga necessario sospendere con urgenza gli effetti della sua delibera del 29 dicembre 2016, in attesa dell’approvazione del Piano comprensoriale di bonifica del Consorzio Dunas, la Beccalossi è stata chiara – continua Alloni –: ha confermato che in punta di diritto è tutto a posto e le scelte fatte dalla Giunta regionale sono corrette. Quindi, gli stessi amministratori della loro parte politica se ne dovranno fare una ragione. Per la verità, adesso che le elezioni di Crema hanno avuto l’esito che tutti sanno, le evidenti strumentalizzazioni sono cessate. E oggi, in Commissione, sia Lena che Malvezzi, consiglieri di maggioranza, sono rimasti in silenzio”.

Eppure, ad Alloni non va giù il fatto che “bastava aspettare due giorni e nessuno avrebbe pagato nulla per il 2017. Invece, quella delibera, contenente un emendamento dell’assessore alle Finanze Garavaglia all’assestamento di bilancio approvato dal Consiglio e fatto appositamente, è stata approvata proprio il 29 dicembre, dando modo così al Dunas di chiedere la riscossione della tassa”. Ma il consigliere PD resta dell’opinione che “è sbagliato approvare un Piano di classificazione senza un Piano di bonifica. Che premura aveva il centrodestra regionale di prendere una decisione del genere? A meno che, appunto, non fosse una mossa elettorale per screditare il Comune di Crema. Ma a Maroni e ai suoi è riuscito solo far arrabbiare i propri amministratori sul territorio”.

Referendum autonomia lombarda, PD Cremona: “SI’ al regionalismo differenziato. NO alla secessione”

SI’ al REGIONALISMO DIFFERENZIATO
NO alla SECESSIONE

La Regione Lombardia, per volontà del suo governatore Roberto Maroni, ha promosso per il prossimo 22 ottobre un referendum per chiedere al Governo l’autonomia della Lombardia. Una possibilità, questa, prevista dalla Costituzione, nel Titolo V all’articolo 116.

Infatti il quesito referendario recita: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”

Con questa consultazione la Regione avvierà l’iter per chiedere al Governo alcune competenze. Quali? Ad oggi non lo sappiamo ancora. Infatti Maroni non ha ancora precisato quali competenze vuole ottenere, ma si è limitato a parlare di sicurezza e di soldi.
Due questioni che hanno il sapore della propaganda. La prima perché ha una valenza esclusivamente nazionale, e la seconda perché i 54 miliardi di cui Maroni parla e che vorrebbe trattenere in Lombardia sono il doppio del bilancio dell’intera Regione ed il doppio della legge di stabilità del 2016.

Se la richiesta di Maroni è impostata su questi 54 miliardi, il referendum sull’autonomia si traduce con una sola parola: secessione. Al contrario, come PD insieme ai nostri rappresentanti nelle Istituzioni, siamo per affrontare sul serio il tema del regionalismo differenziato (le competenze concorrenti), norma tra l’altro voluta e ottenuta proprio dal PD, mentre la Lega, quando era al Governo, nulla ha fatto su questo tema. Chi ha deciso di sostenere il SI al referendum è bene che chieda e ottenga chiarezza su questi punti. In caso contrario il referendum, oltre ad un’inutile spesa di 50 milioni di euro, sarà solo il tentativo di Maroni di avviare la propria personale campagna elettorale per le regionali. A spese dei cittadini lombardi.

Se il referendum sarà un’inutile farsa ideologica il PD non parteciperà.

Scarica il documento della segreteria provinciale PD di Cremona: documento PD referendum Lombardia

scarica il documento dell’assemblea regionale del PD Lombardo: doc ass.regionale

Termovalorizzatore di Cremona, PD: “Malvezzi dica se vuole mantenere l’impianto. Noi lavoriamo per un’alternativa credibile e innovativa.”

La chiusura dell’inceneritore di Cremona sarà stabilita dal gestore dell’impianto in base alle previsioni e alle valutazioni del futuro piano industriale. Il rinnovo dell’Aia al 2029 è un fatto tecnico tra l’altro previsto per legge dallo Sblocca Italia e già conosciuto.

È proprio per questo che la disponibilità  del gestore sull’avvio di un percorso sostenibile al 2024  è particolarmente importante  e da considerare con grande  serietà dentro ad un serio lavoro di sinergia tra Lgh e il Comune. Sicuramente più importante di un rinnovo tecnico previsto per legge che non preclude scelte che riguardano il futuro dell’impianto e la prospettiva della costruzione di alternative nell’ottica dell’economia circolare con una diversa alimentazione degli impianti di teleriscaldamento.

Invece di strumentalizzare ciò che era noto solo per finalità elettorali, Malvezzi dica alla città quale è il suo pensiero sull’impianto. Dalle sue dichiarazioni si evince che la sua volontà sia quella di mantenere in vita l’impianto fino al 2029 e oltre, il PD la pensa diversamente e continua per una alternativa credibile e innovativa.

Matteo Piloni (Segretario Provinciale PD)

Andrea Virgilio (Vicesegretario Provinciale PD)